LO SPARTITO DELLA VITA

Il film segue le vicende dei Lunies che non sono più una  vera famiglia da molto tempo. Fino ad allora autosufficienti e indipendenti, Lissy e Gerd, che vivono in una cittadina nel nord della Germania e si trovano in una fase critica della propria vita. Gerd, affetto da demenza, sfugge al controllo di Lissy ed è per lei sempre più ingestibile. A sua volta Lissy, un tempo solida e forte, inizia a mostrare segni di fragilità fisica ed emotiva. Lissy è quasi contenta del lento declino del marito Gerd,  in una casa di riposo, ma la sua recente e ritrovata libertà è di breve durata, perché lei stessa molto ammalata: diabete, cancro e insufficienza renale fanno sì che anche a lei non rimanga molto tempo.

La coppia ha due figli, Tom e Ellen, molto impegnati con le proprie vite, estremamente complicate. Tom, direttore d’orchestra, è alle prese con la direzione di “Sterben”, che è il titolo originale del film, un brano composto da un amico difficile da gestire e, al contempo, è in attesa di diventare “padre surrogato” della figlia dell’ex compagna.   Ellen invece, che lavora come assistente in uno studio dentistico, cerca di dare pace alla propria vita instabile e tormentata iniziando una relazione con un medico sposato, con cui condivide la passione per l’ alcool.

Questo è il momento in cui Lissy e Gerd avrebbero più bisogno dei figli a causa della loro precaria situazione di salute e potrebbe essere anche l’occasione per un riavvicinamento liberatorio e per rivelare quelle emozioni e un confronto onesto, che il tempo ha celato con crudele freddezza e che ora, il poco tempo a disposizione, potrebbe finalmente portare alla luce, ma le passate incomprensioni e i vari segreti inespressi riaffiorano, rendendo la riconciliazione sempre più difficile.

Unendo riferimenti fortemente autobiografici a momenti di finzione, il regista Matthias Glasner, riesce a smontare il tabù più sacro: quello dell’affetto che, per convenzione sociale, si attribuisce ai legami familiari. Mettendo a nudo con la sua analisi sottile e affilata sentimenti e pensieri intimi dei protagonisti attraverso il punto di vista di ognuno, riesce a trasformare una storia privata in un racconto universale che, con coraggio, affronta i grandi temi dell’esistenza. Infatti il film è molto legato alla scomparsa in successione e in un breve periodo, dei genitori del regista. Questa doppia perdita gli ha sicuramente imposto una serie di riflessioni che ha poi trasferito nel film. Nella visione si percepisce la sua suddivisione in capitoli, che scandiscono il ritmo e malgrado ci siano punti di debolezza, riesce a conservare la sua forza collegata, oltre che alla sua narrazione, alla performance degli attori, in stato di grazia. Dramma e commedia, humour e rigore, grottesco e sublime si mescolano e si fondono in un’unica musica, uno spartito travolgente e trascinante, denso e spiazzante, imprevedibile ed emozionante proprio come lo spartito delle nostre vite

Se il film è ripartito in capitoli, il suo incipit è puro e innocente: una bambina che racconta i sentimenti e la vita dal suo punto di vista, girato come un filmino sul cellulare che nel finale, si capirà questa interazione, inizialmente un po’ disconnessa durante la visione.

Così lo descrive Terry Gilliam:

Lo Spartito della Vita (Sterben) ha tutto: Morte e Tristezza, Passione e Follia e la scena di un concerto più perfettamente orchestrata e incredibilmente divertente che io abbia mai vistoQuindi tenete gli occhi aperti e le orecchie tese. Lo Spartito della Vita è un film meraviglioso”.

 

“Lo spartito della vita” sarà nelle sale a partire dall’11 Settembre. Andate al cinema!

 

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